I marittimi verso un nuovo Contratto Unico Collettivo Nazionale?

Potrebbero arrivare buone notizie per i maritimi italiani, si parla di Contratto Unico Nazionale

La notizia, apparsaporto_di_genova sul sito di ANSA Mare lo scorso 2 luglio, sembrerebbe ridare respiro ad aziende e lavoratori del comparto, i quali, stando sempre alle cifre riportate dall’Ansa, sarebbero circa 62.000, inclusi gli stessi marittimi ed il personale di terra.
Nella portata servita dai sindacati e dalla Confitarma, molte dovrebbero essere le novità apportate al CCNL di categoria, con risvolti sia economici che normativi, forte di una razionalizzazione mirante alla creazione di un “Contratto Unico Collettivo Nazionale di lavoro del settore privato dell’industria armatoriale.”
A queste novità sene aggiunge una molto particolare afferente un nuovo contratto per i marittimi che lavorano su navi da carico in servizio su rotte e traffici internazionali.
News a parte, sarà interessante capire e comprendere, quali sono (qualora previste) le eventuali soluzioni e/o agevolazioni atta a favorire una seria risoluzione del problema Allievi Ufficiali, il quale, ininterrottamente da diversi anni, viene discusso e, almeno a parole, affrontato, anche se di fatto il problema sembra essere di assoluta attualità.
In aggiunta a quanto suddetto, si dovrebbero doverosamente sollevare le lecite considerazioni riguardanti la bassa forza (Comuni e Sottufficiali) che seppur oramai in numero esiguo (ciò è dato dalla forte presenza di marittimi extra comunitari), meriterebbero maggiori tutele e/o politiche di incentivazione per permettere a quest’ultimi di avere un minimo di continuità lavorativa; la quale, ad oggi, è praticamente assente.
Seppur negli intenti dei sottoscrittori venga dichiarata, a fronte della nuova stesura del contratto, un risultato atto a rendere competitivo il lavoro marittimo italiano, almeno rispetto agli operatori marittimi esteri, e salvo comunque attendere i reali contenuti dell’accordo, c’è comunque da chiedersi come il raggiungimento di tali obbiettivi possa essere scisso dalle inesistenti modifiche strutturali del sistema marittimo italiano, sia per quanto riguarda l’appetibilità della nostra bandiera, nonché per quanto attinte la normativa nazionale afferente titoli e lavoro marittimo in generale, la quale, si sa, è tutto, tranne che semplice e competitiva.
Infine, ma non in ordine d’importanza, probabilmente potrebbe essere il caso anche di pensare di creare politiche ad-hoc per quanto riguarda il ricambio generazionale, e non solo, del personale di terra, il quale, salvo rarissime eccezioni, è pressoché inavvicinabile per le nuove leve.
Ma quest’ultima è una battaglia culturale, prima che lavorativa, che difficilmente si potrà risolvere, salvo spiccare il volo in contesti più meritocratici.

Daniele Motta
Perito e Consulente Navale

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17 luglio 2015